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Storie di business

Fare business all’estero durante la pandemia

Intervista a Sofia Lovato, nostra Global Account Manager. Ci fotografa come sta cambiando il modo di fare business all’estero per le imprese italiane, quale tipo di consulenza inJob può fonire alle aziende che si stanno espandendo oltre confine e in quali Paesi opera.

Intervista a Sofia Lovato, Global Account Manager di inJob

Sofia, cosa vuol dire essere Global Account Manager @inJob e com’è stato il percorso che ti ha portata fino a qui?

Amo il mio lavoro perché ogni giorno, stando seduta alla mia scrivania, faccio il giro del mondo: da New York a Shanghai, passando per Londra e Milano.

Tutto è iniziato grazie ai miei studi in Relazioni Internazionali, quando il sogno nel cassetto era diventare diplomatico. Ho quindi colto l’occasione che l’Università mi offriva di vivere e studiare all’estero: sono stata in Portogallo per un Erasmus di un anno e ho svolto uno stage tre mesi al consolato di New York, per rendermi conto sul campo di cosa volesse dire intraprendere un percorso simile.

E siccome talvolta nella vita capita di cambiare idea, dopo la laurea e grazie ad una borsa di studio di Donna Moderna, ho scelto un master in Human Resources alla Business School del Sole 24 Ore con l’obiettivo di conseguire una specializzazione.

Da qui è iniziato il vero percorso nel recruitment che continua ancora oggi. Dopo un primo stage nell’ufficio HR di Vodafone sono stata assunta da inJob dove ho iniziato fin da subito a concentrarmi sulla ricerca di profili qualificati. Ho avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con il Presidente Carlo de Paoli che mi ha coinvolto nel progetto di internazionalizzazione dell’azienda e, in particolare, della startup dell’ufficio di New York, dove ho lavorato e vissuto per due anni e mezzo.

L’evoluzione dell’esperienza americana mi ha portato all’attuale ruolo di Global Account Manager, che ha una funzione di raccordo e di gestione delle relazioni con i nostri uffici e partner all’estero. Inoltre, seguo un team di recruiter che svolgono ricerche internazionali su diversi mercati esteri.

Mi ritengo fortunata di aver potuto fare tutte queste esperienze e, quando capita l’occasione, condivido volentieri la mia storia durante gli eventi di orientamento per i ragazzi delle scuole superiori ai quali partecipiamo. Portiamo agli studenti l’esperienza concreta di chi lavora all’estero o sta per partire, per dar loro modo di capire il percorso che li può condurre ad un impiego di questo tipo.

A causa della pandemia, come sta cambiando il modo di fare business all’estero?

Ovviamente la pandemia ha messo le aziende di tutto il mondo di fronte alla necessità di rivedere alcune modalità di lavoro, l’organizzazione e gli obiettivi. Lavoro da remoto e smartworking stanno cambiando le imprese; una trasformazione che difficilmente sarebbe avvenuta così rapidamente. È evidente che viaggiare è diventato più difficile e questo ha influenzato soprattutto le aziende che operano in mercati internazionali. Non è venuta meno, tuttavia, l’esigenza di stare accanto ai propri clienti. Ciò che è cambiato è la modalità: Teams, Zoom e strumenti simili consentono di restare in contatto anche a distanza.

Ovviamente non mancano le mansioni che si svolgono per forza di persona, come ad esempio le attività di assistenza tecnica e le aziende inoltre non devono sentirsi costrette a rinunciare a figure commerciali sul campo. Invece che sostenere l’investimento di un “expat”, un’azienda può selezionare ed assumere una persona del luogo proprio grazie ad inJob, che in questo è specializzata. Il nostro servizio “Resident Overseas” consiste nell’individuare e contrattualizzare un professionista che vive nel Paese di destinazione, per conto del nostro cliente, anche in mancanza di una sua filiale locale. Questo servizio offre una soluzione alle esigenze di stabilità e flessibilità per entrambe le parti in gioco, candidato e impresa.

Si tratta di una formula flessibile, che quindi non costringe l’azienda a fondare un’organizzazione stabile nel mercato d’interesse e garantisce al candidato maggiore sicurezza e stabilità. Date le limitazioni ai viaggi date dalla pandemia, che penalizzano chi doveva affrontare spesso spostamenti per lavoro, sappiamo che le difficoltà si possono superare identificando personale direttamente in loco.

Che tipo di consulenza può fornire inJob alle aziende che si stanno espandendo oltre confine?

La nostra specializzazione è la ricerca e selezione del personale e parte da una prima consulenza in ambito HR sul mercato del lavoro nel Paese di destinazione e di interesse del nostro cliente. Ad esempio, facciamo una valutazione sul budget di spesa per la retribuzione della figura ricercata, spieghiamo le formule contrattuali che si possono applicare in una determinata situazione o i benefit che l’azienda è tenuta ad offrire ad un candidato, per essere concorrenziale con i propri competitor. Nella nostra attività di ricerca e selezione del personale assume grande importanza anche il ruolo di mediatore e di interprete fra le esigenze dell’impresa italiana e la cultura del lavoro nel Paese di riferimento. Prendiamo ad esempio il concetto di stabilità lavorativa: se in Italia è normale osservare una permanenza in azienda per dieci anni, negli Stati Uniti invece cambiare lavoro ogni due o tre anni è considerato perfettamente normale. Nella cultura anglosassone infatti, il cambiamento, che sia di azienda o addirittura di ruolo, è visto come un’occasione di crescita.

In quali Paesi operate e quali sono i clienti tipo?

Operiamo in America, Europa e Asia grazie a uffici e partnership con operatori locali in città come New York, San Francisco, Londra, Mosca e Shanghai. L’ufficio Global Unit, nel quale lavoro, fa da raccordo fra tutti questi attori, semplificando le relazioni e le facilitando le comunicazioni con i clienti. Grazie ad inJob, l’azienda italiana può far affidamento in un unico interlocutore che parla la sua lingua e che lo può rappresentare ovunque nel mondo.

Quando si affronta il mercato internazionale serve coraggio ma anche tanta umiltà. Bisogna metterci il cuore per superare gli ostacoli, ma al tempo stesso prestare grande attenzione a chi si ha di fronte e al mercato in cui ci si sta inserendo. Potersi affidare ad un partner che comprende il linguaggio delle imprese, ne capisce le esigenze e le traduce secondo le logiche del Paese di riferimento è un grande vantaggio – ed è la nostra missione.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Il fatto che ogni progetto di ricerca internazionale racchiuda in sé una piccola grande sfida per l’impresa che la sta affrontando è ciò che stimola la mia curiosità e tiene alta la mia motivazione.

Le persone con cui lavori condividono questa tua visione?

Assolutamente sì. È un team al femminile dinamico, composto da persone che hanno studiato, vissuto e lavorato all’estero e che conoscono quindi personalmente le difficoltà di confrontarsi con culture diverse. Le situazioni dinamiche, i dettagli da curare e le soluzioni da trovare sono il nostro “bread and butter”.

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