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Storie di business

Bio-fashion: moda o futuro?

Il bio: per alcuni è una moda destinata a passare, per altri è diventato un vero e proprio stile di vita. Per i vegani è d’obbligo cercare l’eco-friendly anche per quanto riguarda i tessuti, per chi il fashion lo segue come addetto del settore è doveroso saperlo proporre. La moda ha mosso i primi passi […]
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Il bio: per alcuni è una moda destinata a passare, per altri è diventato un vero e proprio stile di vita. Per i vegani è d’obbligo cercare l’eco-friendly anche per quanto riguarda i tessuti, per chi il fashion lo segue come addetto del settore è doveroso saperlo proporre.

La moda ha mosso i primi passi nel mondo dell’ecologico nel momento in cui ha compreso l’importanza dell’aspetto green nel proprio business.
Un’azienda ecosotenibile è un’azienda a cui dare fiducia.

Le tempistiche poi non sono state brevi per iniziare a creare nuovi prodotti con materiali definibili eco-friendly.

Le prime persone ad essere coinvolte in questo processo sono state quelle che si occupano di Ricerca & Sviluppo e quelle che operano negli acquisti, i buyer. Una volta capito cosa utilizzare, era necessario capire il come. Quindi stilisti modellisti innovativi si sono fatti largo tra le fila di chi sul proprio biglietto da visita poteva vantare grandi nomi della moda italiana. A quel punto bisognava scoprire il modo migliore per comunicare la scelta fatta e i motivi dell’investimento. Questo era compito del marketing, in cui schiere di giovani neolaureati hanno avuto la possibilità di acquisire nuove ed innovative competenze.

Qual è stato l’ultimo passo di questo viaggio nel futuro della moda? Le boutique, il retail e i negozi più importanti. Qui dovevano essere formati i profili del Sales sulla scelta fatta e lo staff andava arricchito da nuove figure che fossero anche attente all’aspetto più etico ed organico dei prodotti venduti.

Si tratta di un percorso difficoltoso e, inizialmente, riservato solo all’alta moda, anche perché molti dei tessuti neonati sono stati creati in laboratorio e grazie a collaborazioni con le più importanti università a livello globale. Un esempio di cooperazione accademica è stato la creazione del primo abito al mondo in grado di “pulire l’aria” dal nome evocativo di Herself. Come è facile immaginare si trattava di un capo molto costoso, un abito da sera che prometteva di rendere qualitativamente migliore l’aria all’interno di una stanza e che non tutti potevano permettersi.
Oggi molti di questi abiti ed accessori sono facilmente reperibili anche nelle più comuni catene di negozi che li propongono a prezzi più bassi, con la promessa di un mondo più pulito. Perché? Così da attrarre un maggior numero di clienti che visiteranno il negozio, aumentando le chance di vendita e quindi il volume di affari.

Ma come si ottiene la qualifica di “tessuto bio”?
Ogni Paese ha i suoi requisiti, ma in generale ci sono certificazioni di molti tipi, per essere eco-friendly un prodotto ha bisogno di almeno una di queste. Alcuni esempi di certificazioni sono: la GOTS (Global Organic Textile Standard – certificazione accettata in tutti i principali mercati che stabilisce quando un tessuto può definirsi biologico. I tessili GOTS devono rispettare norme e criteri che coinvolgono l'intera  filiera produttiva), OE (Organic Exchange Blended 100 – Certificazione rilasciata da Textile Exchange, organizzazione   americana un tempo nota come Organic Exchange, impegnata nella diffusione dell’uso delle fibre Biologiche), ma ne esistono molte altre.

Chi sono gli acquirenti principali?
Questo tipo di prodotti vengono acquistati da chi ha sposato uno stile di vita green e, in particolar modo, dai vegani più convinti, che non acquistano nemmeno capi o accessori di derivazione animale.

Quali sono i materiali più venduti ed acquistati? 
La canapa (versatile, resistente e biodegradabile) ed il cotone organico (100% naturale)

Un settore in crescita quello del bio, dopo essere arrivato alla moda, quale sarà il prossimo traguardo?

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