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I trend dell’occupazione in Veneto nel 2021

Data di pubblicazione: 3 Novembre 2021
Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia e dalle conseguenti restrizioni e limitazioni, l’occupazione veneta nei primi due trimestri del 2021 ha registrato dati positivi come l’incremento di nuovi posti di lavoro (+7%) rispetto allo stesso periodo del 2019, per un totale di 52.300 nuove assunzioni.

I trend dell’occupazione in Veneto nel 2021

Uno sguardo dettagliato sull’andamento del lavoro nella Regione Veneto e la reazione ai mesi difficili di Pandemia.

Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia e dalle conseguenti restrizioni e limitazioni, l’occupazione veneta nei primi due trimestri del 2021 ha registrato dati positivi come l’incremento di nuovi posti di lavoro (+7%) rispetto allo stesso periodo del 2019, per un totale di 52.300 nuove assunzioni.

Il lavoro ai tempi della pandemia

Il tema dell’occupazione lavorativa è uno degli argomenti di cui tanto si parla quando si pensa alle conseguenze della pandemia da Coronavirus e alle restrizioni ad essa collegate che hanno interessato in questo ultimo anno e mezzo l’Italia e tutto il resto del mondo.

Ma come possiamo riassumere l’andamento dell’occupazione del lavoro nella Regione Veneto?

Avvalendoci dei dati e delle analisi forniti dall’Osservatorio di Veneto Lavoro, Prometeia e La Bussola di Veneto Lavoro, possiamo ricostruire il quadro generale in tema di occupazione veneta del 2021.

Il primo trimestre 2021 – Valori in crescita

Iniziamo con una buona notizia: i dati per quest’anno sono positivi e in continua crescita.

Nei primi tre mesi del 2021 il Veneto ha registrato un saldo positivo (differenza tra assunzioni e cessazioni) di 20.200 posizioni lavorative dipendenti, dato che risulta nettamente migliore rispetto a quello segnato nello stesso periodo dell’anno 2020, (con +2400), anche se è un valore che non riesce a raggiungere quello conquistato nel 2019 (con +30.500).

Le assunzioni del primo trimestre, nel complesso 151.300, sono risultate in calo del 26% rispetto al periodo pre-pandemia, le cessazioni invece in calo del 24,6%. Tra i fattori che hanno influito maggiormente troviamo una serie di restrizioni in termini di circolazione e chiusure di attività che hanno portato alla quasi totale cancellazione del turisticsmo invernale e a limitazioni nei settori della ristorazione, delle attività culturali e di intrattenimento. Grazie al successivo progredire dalla campagna vaccinale e alle riaperture di servizi e negozi, è aumentata gradualmente, nei mesi successivi, la domanda e l’offerta di lavoro.

Da un punto di vista generale, tra gennaio e marzo 2021 la crescita dei nuovi posti di lavoro ha interessato prevalentemente gli uomini (+13.900 posizioni lavorative rispetto alle +6.300 delle donne) e i lavoratori di nazionalità italiana (+12.600).

I settori con saldo positivo

Secondo i dati a disposizione, tra i settori con saldo positivo possiamo trovare:

  • agricoltura (+4.700)
  • manifattura (+3.300)
  • costruzioni (+2.300)
  • istruzione (+2.700)

I settori con saldo negativo

Tra i settori con saldo negativo troviamo invece:

  • turismo (- 2.400 posti di lavoro)
  • commercio
  • tessile-abbigliamento
  • occhialeria

Differenze tra contratti

Dando uno sguardo alle diverse forme contrattuali di lavoro, si sono notati segnali di ripresa relativamente al lavoro somministrato, con un saldo positivo di 5.700 posizioni lavorative. Più in flessione troviamo invece il lavoro intermittente (o a chiamata) che ha registrato un calo del 42% rispetto al 2019. Come prevedibile, la maggiore difficoltà la si ha avuta all’interno del settore turistico, nel quale questa tipologia di contratto è particolarmente diffusa.

Una nota positiva riguarda invece il tema della disoccupazione, che troviamo in calo grazie alle misure adottate dal Governo per contrastare le difficoltà causate dalla pandemia, ovvero il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione.

Una diminuzione, infine, anche del numero degli inoccupati (-38%) (ovvero di persone, prevalentemente giovani, alla ricerca del primo impiego) chiude in positivo l’analisi dei dati sull’occupazione veneta del primo trimestre del 2021.

Il secondo trimestre 2021 – Continua il trend positivo

Anche il secondo trimestre del 2021 non ha visto inflessioni della domanda occupazionale veneta, anzi, al contrario, si sono registrati dati in continua crescita e in netto miglioramento. I livelli delle assunzioni sono risultati addirittura superiori rispetto a quelli dello stesso arco temporale del 2019, con un incremento del +7% (52.300 nuovi posti di lavoro rispetto ai 48.700 del 2019). Possiamo ricondurre questi valori positivi soprattutto alla ripresa della stagione turistica e al conseguente aumento dei contratti a tempo determinato la cui crescita è risultata pari al +12% (con circa 40.000 contratti stipulati). Troviamo infine una crescita del +8% anche per i contratti di apprendistato (poco più di 5.000 contratti) a fronte di un calo dei contratti a tempo indeterminato (-13%).

Turismo e Commercio

Un focus particolare è necessario sui settori maggiormente penalizzati dalla pandemia da Coronavirus: il Turismo e il Commercio.

I primi mesi del 2021 hanno visto un forte calo delle nuove assunzioni, ciò è stato influenzato sia dalle grandi limitazioni e restrizioni che hanno interessato i settori, sia al congelamento dei licenziamenti che ha di fatto bloccato il turnover del personale. Questo ha infatti fatto sì che ci fossero pochi licenziamenti e di conseguenza poche nuove assunzioni.

Solo a partire dall’inizio dell’estate 2021 i settori del turismo e del commercio all’ingrosso e al dettaglio hanno registrato un andamento davvero positivo, migliore rispetto allo stesso periodo del 2019. Questo ha portato a molte nuove assunzioni di lavoro, che erano rimaste bloccate in precedenza a causa delle restrizioni e chiusure. Il turismo, nello specifico, ha creato nel periodo estivo molti più posti di lavoro che nel 2019 (57.000 rispetto ai 50.000 del 2019) ma questo dato potrebbe non essere così positivo come si potrebbe supporre. Questo boom di nuove assunzioni è, infatti, da attribuire al fatto che a causa delle restrizioni dei mesi precedenti, non si è potuto procedere ad un’assunzione graduale e distribuita nei mesi bensì ad una concentrazione massiccia in un solo breve periodo di tempo.

Previsioni future

Ma quali sono le prospettive future in tema di lavoro e crescita?

Si stima nel Veneto per i prossimi mesi una crescita generale in diversi ambiti. Grazie infatti ad una graduale ripresa delle esportazioni, delle attività turistiche e delle attività commerciali, il PIL potrebbe salire di +5,9% a fine 2021 e +4,5% nel 2022, la produzione potrebbe aumentare di +8,4%, il fatturato del 14,6%, gli ordinativi interni del 7,4% e quelli esteri dell’11,9%.

Possiamo affermare dunque che tutti questi siano dei valori che lasciano intravedere una forte spinta alla crescita sia sul piano economico che su quello occupazionale del territorio Veneto.

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