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CIBUS 2018: l’agrifood italiano è pronto al grande salto?

09 maggio 2018

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Data di pubblicazione: 09 maggio 2018
3.000 aziende italiane e 1.300 prodotti. La 19esima edizione di CIBUS dà grande visibilità alle migliori eccellenze del settore dell’agroalimentare italiano di fronte a una platea imponente: oltre 80mila buyer di cui circa 20mila dall’estero e 2500 dalle più importanti catene retail di Usa, Canada, Sud America, Europa, Medio Oriente, Asia. Un evento che mette in luce gli ultimi trend e i fattori più importanti da considerare per presidiare il mercato a livello internazionale.

Il gusto dell'innovazione

All'interno dell'evento, ha avuto grande rilievo il nuovo contenitore “Cibus Innovation Corner” dedicato alle nuove tendenze del mondo agroalimentare, con una giuria di esperti che ha selezionato e votato i 100 prodotti più innovativi. Sono state premiate soluzioni salutari come la bresaola di scottona senza conservanti a basso contenuto di sodio, l'aceto di mele non pastorizzato e non filtrato, bevande di farro biologico, zuppe bio e dadi vegan. Così come prodotti della quotidianità in grado di unire praticità e velocità, tra cui citiamo i brodi vegetali essiccati da preparare in infusione, come una tisana, oppure il burger di sola verdura.

 

La sfida dell'export

62mila imprese attive, 400mila occupati, oltre l’8% del PIL italiano con un fatturato di 137 miliardi di euro nel 2017: questi i dati del secondo comparto, per dimensione e ruolo, dell’industria italiana. Di rilievo anche i numeri dell’export che, con 32 miliardi di euro, ha totalizzato un +6,3% nel 2017. Un volume e uno sprint che dimostrano quanto il prodotto agroalimentare Made in Italy sia sempre più apprezzato oltreconfine, soprattutto se consideriamo i dati di crescita degli ultimi dieci anni (+76% dal 2007).

Cibus 2018 dà grande valore anche alle nicchie locali legate a tradizioni e territori che hanno saputo reinterpretare prodotti globali, ideali per i mercati esteri, grazie alla spinta delle denonimazioni di origine e alla qualità delle materie prime.
Un passo importante per l’export che, nonostante il trend positivo, rivela una scarsa presenza dell’agrifood sulle tavole della clientela straniera. In questo scenario, emerge la necessità di investire in una modalità molto diversa rispetto a quella del prodotto di massa.

 

Più sinergia, più tecnologia

Il futuro chiede a tutti gli attori della filiera italiana di superare le barriere interne e di fare sistema per creare un tessuto agricolo e industriale sinergico e virtuoso. In questo la tecnologia e l'unione di competenze di ambiti diversi può avere un ruolo decisivo. Le biotecnologie, ad esempio, dovranno saper interpretare la peculiarità di ogni singolo elemento del processo di produzione, permettendo così di creare nuovi prodotti preservando la tradizione e la tipicità di ogni produttore.
Gli investimenti in innovazione nelle industrie del comparto sono cresciuti del 10% nel 2017, grazie anche alla spinta del piano Impresa 4.0 che ha aiutato ad efficientare alcuni aspetti della filiera produttiva: scarti, imballaggio, logistica, sicurezza del lavoratore, salubrità del prodotto e soprattutto la tracciabilità, cuore della competitività del prodotto italiano.

 

Nuove competenze all'orizzonte

Nonostante la grande attenzione alla digitalizzazione e automazione, il comparto agroalimentare italiano resta penalizzato dalla profonda frammentazione e dalla mancanza di competenze nelle aziende nel gestire le nuove modalità produttive. Serve un aggiornamento del capitale umano e nuovi talenti digitali capaci di operare con Big data, stampa3D per la produzione di pezzi personalizzati in tempi rapidi, o con robot umanoidi che riducono lo sforzo umano: le aziende dovranno  fare questo passo decisivo per rivoluzionare il comparto e conquistare sempre più valore sui mercati esteri.

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