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Come gestire l’attesa dopo un colloquio?

15 maggio 2019

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Data di pubblicazione: 15 maggio 2019
L’attesa che segue un colloquio di lavoro importante può essere fonte di agitazione e stress, soprattutto se gestita con nervosismo ed impazienza. Ecco qualche consiglio per affrontare questo momento al meglio e ricavarne spunti di riflessione per migliorare professionalmente.

Ci siamo preparati per sostenere un buon colloquio di lavoro e trasmettere al recruiter un’immagine positiva ed affidabile della nostra persona e del nostro percorso professionale. Tuttavia, gestire l’attesa che segue l’incontro conoscitivo ed attendere l’esito del processo di selezione non è semplice, soprattutto quando teniamo particolarmente a quella specifica opportunità lavorativa o a collaborare con quella determinata realtà aziendale.

Come possiamo padroneggiare l’agitazione e l’impazienza che ognuno di noi potrebbe comprensibilmente provare? Quanto tempo dovremmo aspettare prima di ottenere un riscontro? È opportuno contattare il selezionatore per chiedere un feedback o è meglio aspettare di essere richiamati?
Possiamo optare per un atteggiamento passivo e attendere di ricevere una chiamata o un email dal recruiter. Questo però potrebbe suscitare ansia e pessimismo; soprattutto quando, per diverse ragioni, il tanto desiderato feedback tarda ad arrivare, facendoci sentire scoraggiati. In alternativa, possiamo ingannare l’attesa adottando un atteggiamento proattivo e decidendo di ricontattare il selezionatore. In questo caso, dovremo prestare molta attenzione al modo in cui ci poniamo con il nostro interlocutore in azienda.

Ecco qualche suggerimento per gestire questa fase delicata del processo di recruiting.

Ripensare all’incontro e giocare d’anticipo

Dopo il colloquio può essere utile riflettere sull’intervista appena sostenuta con il selezionatore o il referente aziendale. Dotiamoci di carta e penna e annotiamo, nero su bianco, i punti salienti della conversazione appena avvenuta, le domande più critiche o decisive che ci sono state poste e ripensiamo attentamente al nostro modo di porci, alle nostre reazioni. Inoltre, chiediamoci se ad alcuni quesiti avremmo potuto rispondere diversamente e in maniera più efficace. Questo esercizio può risultare particolarmente utile per i colloqui che dovremo sostenere in futuro ed avere anche delle ripercussioni positive per la nostra crescita professionale. Infatti, ci permette di evidenziare i nostri punti di forza e le aree di miglioramento, sulle quali poter lavorare per presentarci al meglio ad un incontro successivo con un’altra azienda. Il colloquio di lavoro, infatti, non è fine a stesso ma è parte integrante della nostra vita professionale e può rappresentare, a prescindere dall’esito del processo di selezione, un’occasione da cui trarre insegnamenti per la nostra crescita lavorativa ed arricchire il nostro bagaglio personale.

Prendiamoci del tempo per annotare anche eventuali interrogativi o dubbi che potrebbero essere sorti successivamente al colloquio. Quando il recruiter ci ricontatterà per un feedback o per fissare un secondo incontro, sapremo in anticipo quali domande porre per chiarirci le idee. A tal proposito, ricordiamoci che dimostrarsi curiosi e propensi a sapere qualcosa di più dell’azienda permette di confermare e rinnovare il nostro interesse per l’opportunità lavorativa.

Infine, sfruttiamo la fase di attesa per prepararci ad un eventuale secondo colloquio, cercando ulteriori dettagli utili ed informazioni sull’azienda. Proviamo, anche, a capire quali potrebbero essere le domande che il recruiter ci rivolgerà. La finalità di un ulteriore incontro con il candidato è, spesso, quella di sondare il reale livello d’interesse per l’azienda, approfondire gli obiettivi di carriera, analizzare, in maniera più dettagliata, competenze e capacità per valutare se vi è affinità tra l’azienda e la persona colloquiata e quanto quest’ultima possa integrarsi bene nel nuovo ambiente lavorativo.

Non farsi scoraggiare dai tempi d’attesa

La struttura e le tempistiche del processo di recruiting variano molto in base all’azienda, alla tipologia del ruolo ricercato, al numero di candidature ricevute, all’urgenza e necessità di reclutamento. Per ottenere una risposta potrebbero volerci pochi giorni, come anche qualche settimana. È fondamentale, però, non farci cogliere dal pessimismo e, soprattutto, non darci per vinti. Se stiamo attivamente cercando una nuova opportunità, non interrompiamo la nostra ricerca e continuiamo ad inviare candidature e fissare colloqui, in questo modo allontaneremo l’ansia ed amplieremo il nostro ventaglio di chance.

Per evitare di essere assaliti dall’agitazione e sentirci “sospesi” in un limbo di incertezza, ricordiamoci di chiedere al termine dell’incontro con il selezionatore come sarà strutturata la selezione, se seguiranno ulteriori colloqui e quali sono le tempistiche stimate per l’esito. Se abbiamo dimenticato o non abbiamo avuto modo di porre questa domanda durante il colloquio, non accontentiamoci di un “Le faremo sapere”, ma cogliamo l’occasione per dare seguito alla conversazione avuta con il recruiter ricontattandolo via email o telefonicamente.

Contattare il recruiter e sfruttare il network

Proviamo ad essere intraprendenti e ricontattare, qualche giorno dopo il colloquio, il recruiter con un’email di ringraziamento. Senza eccedere con toni troppo lusinghieri, ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato e rinnoviamo il nostro interesse e motivazione per l’opportunità professionale offerta dall’azienda. Se dovessimo avere qualche dubbio sulla mansione ricercata o sulla selezione, chiediamo al nostro interlocutore maggiori informazioni e dettagli, ricordandoci sempre, però, di non forzare eccessivamente i tempi. Non dobbiamo apparire impazienti o sbrigativi, ma poniamoci sempre con educazione e gentilezza ricordando che ogni occasione di contatto può condizionare l’opinione del recruiter e farci emergere tra le numerose candidature. 

Possiamo anche sfruttare i colloqui di lavoro per coltivare una rete di contatti e relazioni utili al nostro percorso lavorativo. Ricordarsi e annotarsi il nome dei referenti aziendali o del recruiter che abbiamo incontrato, chiedere il collegamento LinkedIn e fare ulteriori ricerche sull’azienda, sulle recenti attività e sviluppi di business, ci farà apparire candidati preparati e proattivi. Inoltre, una richiesta di contatto tramite il social network professionale è ormai prassi, non risulta invadente e ci consente di aprire un ulteriore canale di comunicazione con l’azienda.

Se, purtroppo, dopo un certo lasso di tempo la risposta sull’esito del colloquio si fa ancora attendere possiamo rompere eventuali indugi e fare un ulteriore tentativo per verificare lo stato del processo di selezione. Non dobbiamo temere di apparire scortesi o insistenti, ma è fondamentale impostare il nostro messaggio o la nostra telefonata nella maniera più professionale possibile e prepararci a rispondere in modo opportuno, sia che il feedback sia positivo che in caso di esito negativo.  

Accettare il feedback, anche quando è negativo, e lasciare la migliore immagine di sé

Nel momento in cui riceviamo un riscontro negativo dall’azienda, non dobbiamo farci prendere dallo sconforto. Nonostante la delusione, ringraziamo con cortesia, facendo comunque capire il nostro dispiacere per non essere stati selezionati. È fondamentale lasciare al recruiter e o al responsabile di funzione, un’impressione e un ricordo positivo della nostra persona. Potremmo, infatti, essere ricontattati per un’altra posizione o, se abbiamo comunque dimostrato di essere allineati con i requisiti della mansione e siamo arrivati alle fasi conclusive dell’iter di selezione, essere richiamati a distanza di qualche tempo. Non adottiamo un atteggiamento controproducente, ma lasciamo uno spiraglio aperto per nuove possibilità che potrebbero presentarsi in futuro.  

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