Logo header

Analista programmatore IT. Le skill di una figura chiave per l’Industria 4.0

07 novembre 2018

Torna alla lista

Posizioni di lavoro aperte per:

Machinery
Verona
Data di pubblicazione: 20/11/2018
In Job SpA - Career Center di Verona seleziona MECHANICAL ENGINEER per dinamica realtà appa...
Dettagli
Machinery
Modena
Data di pubblicazione: 20/11/2018
In Job S.p.A. - Career Center di Modena seleziona OPERAIO  per azienda operante nel settore...
Dettagli
Vedi tutti
Data di pubblicazione: 07 novembre 2018
Definita da IlSole24ore* una delle mansioni più ricercate in ambito IT, l’analista programmatore è destinato ad avere un ruolo sempre più significativo nell’Industria 4.0, tanto da essere la chiave di volta per il successo di ogni sistema tecnologicamente avanzato. La sua professionalità è decisiva tanto nell’ideazione dei programmi, quanto nella pianificazione del loro sviluppo, nel collaudo finale e nella definizione di modifiche e funzionalità aggiuntive, gestendo ogni singolo software durante l’intero ciclo di vita e verificando in itinere che risponda in modo adeguato alle necessità aziendali.

Hard skill e competenze tecniche
I compiti di un’analista programmatore prevendono la definizione dei task necessari al sistema e la pianificazione delle diverse fasi di sviluppo, per cui, sotto l’aspetto prettamente tecnico, questa figura deve avere conoscenze informatiche avanzate e buona dimestichezza con i linguaggi di programmazione più diffusi.
Rappresenta un titolo preferenziale una laurea in ingegneria informatica, che permette al futuro analista di avere un’adeguata preparazione tecnica, ma soprattutto una forma mentis tale da aiutarlo nell‘identificazione sistematica dei problemi e delle loro possibili soluzioni.

 

Soft skill: dalla flessibilità alle capacità di organizzazione

Questa figura deve inquadrare al meglio le esigenze della committenza, sia essa un cliente esterno o i quadri dirigenti, e redigere un progetto, affiancato da Software Engineer e programmatori, affinché il risultato risponda alle necessità evidenziate. Tra le soft skill necessarie possiamo annoverare capacità di problem solving e di organizzazione, che gli permettono di pianificare adeguatamente le fasi di sviluppo rispettando le scadenze.

 

L’usabilità e le doti comunicative

Altro aspetto fondamentale è la conoscenza dei principi di usabilità, nonché acute doti comunicative: l’analista deve essere in grado di guardare ogni sistema con gli occhi dell’utilizzatore finale e attivarsi affinché l’interfaccia grafica e le funzionalità rispettino sia le capacità informatiche che le necessità organizzative di chi effettivamente utilizzerà il software nel quotidiano.
Questa figura diventa un ponte che unisce sotto una visione d’insieme il reparto development, la committenza e gli utilizzatori, per dar vita a soluzioni semplici ma altamente targettizzate e funzionali.

Indispensabile alle aziende medio-grandi che dispongono di un reparto IT interno, ma ancor di più alle Software House, alle università e ai centri di ricerca internazionali, possiamo definire l’analista programmatore il “lavoro del futuro”, sempre più ricercato e, al momento, con una bassa competitività in termini di offerta sul mercato italiano. Fattore che alza la posta in gioco e aumenta il valore intrinseco di questa professione, facendola divenire un ruolo molto ambito e al contempo ben remunerato. 

*Fonte IlSole24Ore on line

Affidaci la selezione dei tuoi talenti per la tua azienda

Un network di 70.000 professionisti: i nostri HR Consultant troveranno le risorse più adatte alla tua azienda per raggiungere successi reali.