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Lavorare ai tempi del Covid-19: ecco le professioni richieste in provincia di Brescia

Intervista a Chiara Bonardi, nostra Regional Manager della regione Lombardia, che ci racconta com'è lavorare ai tempi del Covid-19 e quali sono le professioni richieste nel territorio bresciano.

Intervista a Chiara Bonardi, Regional Manager della regione Lombardia

Chiara Bonardi, da poco nominata Regional Manager della regione Lombardia, ci racconta l’andamento della domanda di lavoro di questi ultimi mesi – focalizzandosi sulla situazione di Brescia.

Chi è Chiara Bonardi

Chiara è parte del team di InJob dal 2006, dove si è messa alla prova in varie aree di competenza: HR, ricerca e selezione, commerciale. Negli ultimi anni è stata Branch Manager di Brescia, coordinando e supervisionando tutte le attività operative e di programmazione. Dal primo novembre, poi, è Regional Manager della Lombardia. Dialogare con Chiara, quindi, garantisce l’accesso ad una visione globale ed accurata dell’andamento del lavoro in questo periodo così delicato.

L’intervista

Chiara, in quale direzione sta andando il lavoro a Brescia in questi mesi?

Il 2019 è stato un anno positivo; anche gennaio e febbraio del 2020 erano partiti molto bene. Poi nell’intera provincia c’è stato un calo marcato della domanda, sia di somministrazione del lavoro che di inserimenti diretti.

Puoi darci qualche dato?

Certo. Il lavoro in somministrazione a Brescia ha subito un forte crollo nel secondo trimestre del 2020. Basti pensare che la richiesta dei lavoratori in somministrazione nella provincia ha segnato una flessione del 54% rispetto allo stesso trimestre del 2019. I dati sono stati raccolti dall’Osservatorio Confindustria Brescia – Agenzie per il Lavoro, che si è concentrato in particolare sugli effetti dell’emergenza Covid-19, realizzato in collaborazione con Assolombarda e Confindustria Bergamo.

Pensi che il rapido diffondersi del Covid-19 sia la causa di questa flessione?

Il mercato del lavoro subisce sempre delle oscillazioni, ma questo mutamento così repentino è senz’ombra di dubbio da imputare alla pandemia in corso. Questi dati, considerato il lockdown e la conseguente diminuzione della produzione e dell’export, non sono una sorpresa. È dello stesso avviso anche Roberto Zini, Vice Presidente di Confindustria Brescia con delega a Lavoro, Welfare e Relazioni Industriali. Zini ha infatti affermato che la diminuzione della produzione e dell’export era prevedibile, visto il periodo di pausa forzata che hanno dovuto affrontare le imprese del territorio. Si può trovare un resoconto dettagliato leggendo qui.

Quali sono stati i settori più colpiti?

Le aziende metalmeccaniche sono il fulcro del territorio bresciano, ed hanno subito una flessione significativa della produzione nel secondo trimestre del 2020. Il calo della meccanica rispetto allo stesso periodo del 2019 è pari al 31,8%, quello della metallurgia al 21,9%. A seguito dell’impatto della prima ondata, i livelli produttivi dell’intera metalmeccanica sono ai minimi storici. Nel primo semestre 2020, su base annua, la meccanica ha perso il 19% del fatturato e il 22% delle ore lavorate; la metallurgia il 22% e il 20%. Si è registrato un aumento esponenziale della Cassa Integrazione: nei primi 8 mesi dell’anno c’è stato il +1.098% per lo stesso periodo del 2019.

Quali sono i profili più richiesti durante la pandemia?

Durante la prima ondata ci sono state numerose richieste in ambito alimentare, in seguito ad un’impennata della domanda da parte dei consumatori. Un altro picco si è registrato nell’ambito della salute: le strutture ospedaliere e le residenze sanitarie assistenziali (RSA) in generale avevano bisogno di infermieri e personale a supporto dell’emergenza sanitaria. Sono stati molto ricercati anche i trasportatori, a causa della tendenza in crescita di far arrivare gli acquisti a casa propria.

Ora stiamo assistendo ad una generale ripresa sia per la somministrazione sia per l’inserimento diretto del personale. Sono aumentate le domande per il settore della ristorazione collettiva (le mense), ma non solo. Un dato molto interessante riguarda l’aumento della ricerca di figure strategiche come ad esempio l’export manager, il programmatore, il manutentore, l’informatico: sono figure su cui le imprese sono disposte ad investire, perché possono essere determinanti per superare brillantemente questo momento delicato.

Ci sono, quindi, dei segnali positivi?

Sicuramente sì! Al momento a Brescia abbiamo circa cinquanta ricerche aperte, il che è sicuramente un buon segnale. I ruoli sono legati alla produzione e al processo produttivo, all’area commerciale, amministrativa ed acquisti; inoltre si registrano posizioni aperte nell’ambito GDO e della ristorazione collettiva, tecnici, informatici e nell’ambito della logistica.

In generale, quali sono le tendenze delle imprese in questa fase così delicata?

Le imprese hanno accorciato la loro “visibilità lavorativa” in ogni aspetto, dagli ordini di materiale alla ricerca di personale. Dato il periodo complesso e delicato, la tendenza è di temporeggiare e osservare molto attentamente la situazione, tenendosi pronti ad ogni evenienza e ai repentini cambi di rotta. Generalmente, comunque, si respira un grande desiderio di ripresa – anche se lenta. C’è tanta voglia di ripartire con maggiore slancio, e investire sulle persone è l’unico modo per far sì che questo accada.

Personalmente, com’è stato lavorare in questi mesi?

In questo periodo tutti abbiamo dovuto rimetterci in gioco, gestire una perdita economica importante e affrontare una situazione che non si era mai presentata prima. Abbiamo ripianificato le nostre attività focalizzandoci su obiettivi strategici rispetto al mercato, rivalutando ogni nostra azione. Lavorando in smart working, personalmente ho sentito la mancanza del lato più bello del mio lavoro: la relazione diretta con i clienti, i candidati e i colleghi. Qui in ufficio siamo abituati a vederci di persona, aiutandoci, affrontando i cambi di programma e confrontandoci ogni giorno. Vivere insieme la quotidianità è fondamentale per creare un gruppo coeso e focalizzato sugli stessi obiettivi; adattarsi a lavorare in modo diverso è stato complesso. Per fortuna abbiamo dalla nostra parte validissimi strumenti tecnologici, che ci permettono di stare costantemente in contatto anche a distanza.

Che consiglio dai a chi sta cercando lavoro in questo periodo così complesso?

Penso che sia normale, in questo momento, sentirsi un po’ scoraggiati. È innegabile che la situazione senza precedenti che stiamo vivendo abbia gettato un velo d’incertezza senza precedenti su ogni nostro progetto, ma non bisogna pensare che trovare o cambiare lavoro sia impossibile. Le possibilità di collocarsi o ricollocarsi in base alle proprie peculiarità ci sono, basta non demordere! Bisogna mantenersi costantemente attivi nella ricerca di lavoro: tenere le “antenne alte” e aggiornarsi sull’evoluzione di alcune posizioni lavorative. Non è importante solo cosa offre il mercato: è essenziale tenersi aggiornati rispetto al proprio ruolo ed incrementare le proprie skills, prestando attenzione al proprio percorso di crescita personale. In molti, durante questi mesi, si sono trovati ad avere più tempo libero a disposizione.

Invece di lasciarsi scoraggiare, il mio consiglio è di sfruttare questo tempo extra per investire su sé stessi: approfondire le conoscenze, studiare, aggiornare il proprio Curriculum Vitae, migliorare il profilo professionale.

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