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Il lavoro in Emilia-Romagna durante il Covid-19: tendenze e professioni richieste

Intervista Margaret Rondina, Regional Manager della regione Emilia-Romagna. Ci racconta l’andamento dell’economia locale in questo momento storico così particolare e come si stanno preparando le aziende a questo 2021, citando le figure professionali più richieste e i settori in cui opera inJob.
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Team inJob Autore

Margaret Rondina, recentemente nominata Regional Manager di inJob per la regione Emilia-Romagna, in questa intervista ci racconta l’andamento dell’economia locale in questo momento storico così particolare.

Margaret, come sei arrivata a questo ruolo così importante? Qual è stato il tuo percorso?

Lavoro nel settore delle agenzie per il lavoro da 18 anni, di cui gli ultimi quattro con inJob. Ho cominciato subito dopo la laurea in psicologia del lavoro. La mia idea era di fare la selezionatrice nell’ambito delle agenzie per il lavoro, anche se non avevo le idee chiarissime perché nel 2002 erano nate solo da quattro anni. Ho in effetti iniziato come recruiter in una multinazionale, ma ho avuto modo di sperimentare anche la parte commerciale e di gestione. Nella mia carriera ho avuto la possibilità di toccare molti ruoli all’interno di un’agenzia per il lavoro, mettendomi alla prova e maturando un’esperienza a 360°. L’aver sviluppato queste competenze mi ha dato la possibilità di avere tutte le carte in regola per essere ingaggiata da inJob e ottenere questo ruolo.

Cosa ti ha attirata di più del mondo inJob?

Mi è stato segnalato che inJob aveva aperto un ruolo commerciale, che rientrava nelle mie competenze. Inoltre, conoscevo “di fama” la figura di Carlo De Paoli e l’idea di lavorare con lui mi stimolava. Il mio primo ruolo è stato di Key Account, seguendo diverse zone a livello di business. Ho poi seguito l’apertura di una nuova filiale in Trentino-Alto Adige. La mia figura è sempre stata liquida e ho dato il mio contributo a diversi progetti, fino a quando mi è stato proposto di diventare Regional Manager della regione Emilia-Romagna. Si tratta di una regione che io conosco bene sia dal punto di vista territoriale che del mercato, quindi ho accettato con piacere.

Come descrivi l’andamento dell’economia locale dell’Emilia-Romagna?

Diciamo che il 2020 è stato un anno particolare per tutti. Dal punto di vista economico è stato così anche per l’Emilia-Romagna; anche se l’impatto del Covid-19 è stato meno pesante che in altre regioni, come per esempio la Lombardia e il Veneto, ha comunque visto il suo PIL assottigliarsi del 9,9%. Bisogna però fare una distinzione fra i diversi settori coinvolti, perché questa regione è bella anche per la sua grande varietà che contraddistingue il lavoro. Ci sono settori che hanno sofferto di più, come quello delle costruzioni, la manifattura, la metalmeccanica e la moda. Altri invece hanno resistito, come quello dell’alimentare, della sanità e del sociale. La Romagna ha perso di più rispetto all’Emilia a causa della ristretta stagione turistica. Siamo così riusciti a “coprire” la perdita forte di alcuni settori grazie all’avanzamento di altri. Complessivamente l’andamento del 2020 è stato purtroppo in perdita, ma ci sono comunque dei segnali ottimistici verso il 2021.

Puoi fare un esempio?

La forza delle aziende di questo territorio è la grande capacità di reinventarsi. Qui le persone sono fatte così: non si lasciano travolgere dagli eventi ma si rimboccano le maniche e si mettono in gioco. Ci sono delle realtà che hanno perso molto e si sono reinventate, cercando una via d’uscita. La moda, ad esempio, ha iniziato a produrre camici e mascherine.

Quali sono le figure professionali più richieste in questo momento?

Per quanto riguarda il settore alimentare c’è stata una forte richiesta di operatori: controllo qualità, magazzinieri, addetti al confezionamento. Siamo sempre alla ricerca anche di figure per la sanità. Un altro settore che ha visto un incremento dell’occupazione è quello della GDO. C’è stato un incremento della richiesta anche di professionisti più trasversali: elettricisti, ingegneri, progettisti, disegnatori. È comunque cambiata la tipologia contrattuale di queste figure, perché le aziende hanno una visibilità ridotta a livello di mercato; quest’anno quindi è stato usato molto di più il contratto a termine.

Quali sono i settori in cui opera inJob nelle principali province dell’Emilia-Romagna?

Modena, Parma e Bologna sono province per certi versi simili ma anche con grandi differenze. A Parma è molto sviluppato il settore alimentare perché ci sono grandi aziende nella trasformazione della carne e del latte, che sicuramente hanno visto un incremento lavorativo. Anche il settore del trasporto a medio e corto raggio ha vissuto un aumento delle figure ricercate. Modena lavora molto con il sociale, con il sanitario e con grandi gruppi del settore alimentare. In questa provincia abbiamo due filiali, una delle quali è presente nel comprensorio della ceramica, che ha subito una brusca frenata a causa del fermo dell’export. Tutta la Regione sta inoltre vivendo profonde trasformazioni nel campo dell’information technology: anche le aziende piccole stanno andando in questa direzione e sono quindi alla ricerca di nuove professionalità. Bologna è un mercato costellato di diverse realtà; anche qui la fa da padrone il settore alimentare, ma sono inoltre presenti il farmaceutico e i servizi. I segmenti che hanno sofferto di più qui sono stati la metalmeccanica e la cosmetica.

Quali sono attualmente le tendenze delle aziende? E come si stanno preparando all’arrivo del 2021?

Sicuramente la visibilità delle aziende è ristretta. Risulta molto difficile dar forma al budget 2021, anche per aziende che avevano visibilità semestrale o annuale. È complicato progettare gli investimenti, ma i nostri imprenditori sono comunque resilienti. Sono segnati dal 2020, ma non rassegnati. Stanno creando dei progetti di reskilling, guardandosi dentro; cercano il modo di reinventarsi creando progetti sempre più digitali e puntando a coinvolgere tutte le persone dell’azienda. La sensazione è di voler investire nelle aziende italiane, senza rassegnarsi e cedere il passo agli investitori stranieri.

Che consiglio daresti a chi sta cercando lavoro in questo periodo?

Di non demotivarsi davanti a risposte mancate o che arrivano in ritardo: si deve avere pazienza. Bisogna cercare il modo migliore di presentarsi alle aziende: un bel cv non basta più, bisogna tenere d’occhio anche i social professionali. Inoltre, bisogna capire a quali aziende si sta veramente puntando, in modo da prepararsi bene ad eventuali colloqui. Nei momenti liberi è bene investire su sé stessi, studiare tanto e capire cosa si ha realmente da offrire all’azienda per cui ci si sta candidando.

Una domanda personale: cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Il contatto con i clienti, anche se in questi tempi gli incontri sono digitali. Amo ascoltare e ispirarmi a casi di successo per aggiungere valore alla mia attività di consulenza. Mi piace mettermi in gioco e creare dei progetti che si adattino totalmente all’azienda che ho davanti. Ho la grande fortuna di far parte di un gruppo di lavoro coeso, preparato e pronto alla sfida, che quest’anno ha faticato con la consapevolezza di aver dato tutto e voler dare ancora. Lavoro con persone che condividono i miei stessi principi, che vogliono portare avanti con impegno la reputazione di inJob e cercano costantemente il lavoro “fatto bene”.

Qual è il vostro obiettivo per il 2021?

L’obiettivo del 2021 è lo stesso del 2020: essere accanto alle aziende del territorio, ascoltarle e cercare di andar loro incontro, creando una progettualità anche a breve termine che sappia dare sostegno concreto.

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