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Export e alta qualità tengono in piedi il settore calzaturiero italiano.

11 luglio 2017

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Data di pubblicazione: 11 luglio 2017

Nel settore delle calzature, l’Italia occupa da sempre i primi posti delle classifiche mondiali. Primo produttore Europeo e terzo Paese esportatore a livello mondiale in termini di valore. Nel mercato attuale, le aziende più in salute sono quelle che riescono a uscire dai confini nazionali e a posizionarsi in una fascia alta del mercato. Ne parliamo con Antonio Caretto del brand di alta manifattura Keep Originals.

 

Gli ultimi dati del comparto.

Rispetto al 2015, il 2016 ha visto una contrazione, sia nel numero di aziende (4.839, -2%) sia di addetti diretti (76.744, -0,4%), dovuta in particolare alla stagnazione del mercato interno. Il numero di paia prodotte è calato del 2% (attestandosi a 187,5 milioni) in scia a una riduzione costante che dal 2007 al 2015 ha fatto perdere al settore italiano oltre 30 milioni di paia.

Notizie più confortanti provengono dalle esportazioni, dove il calo nel numero di scarpe vendute (0,9%) è compensato da un +2,5% in termini di fatturato (per un totale di 8.876,30 milioni di euro), segno di una crescita nel valore della produzione.

 

La sfida della qualità. 

“Resistiamo in un momento difficile del settore grazie alla forza indiscussa del Made in Italy e a un’organizzazione di filiera in cui i distretti produttivi contano su imprescindibili relazioni tra produttori e fornitori di materie prime. Concerie, aziende di accessori, componenti, modellisti e designer di altissimo livello sono la nostra conditio sine qua non” afferma Antonio Caretto. “Anche Keep Originals registra un calo quantitativo negli ordinativi, ma nel contempo aumentano le attenzioni per creare un prodotto artigianale di indiscussa qualità. Nel nostro ambito, in Italia come all’estero, si vanno affermando il gusto e il consenso di un target di nicchia, le cui aspettative si definiscono in termini qualitativi al di là del costo del prodotto stesso”.

 

Sempre a caccia di nuove tendenze. 

“Il nostro lavoro è guardarci sempre intorno, nell’instancabile tentativo di leggere per tempo le variabili di un mercato spesso saturo e, perché no, giocare d’anticipo. Negli ultimi anni, il vintage effetto sporco, rovinato, sta lasciando spazio al suo alter ego più tirato, lucido e il fondo cuoio domina sulla gomma, oramai inflazionata, in una tendenza che è in continuo divenire.

Ma questo è il bello: la competizione internazionale è la sfida più alta con cui misurarsi ogni giorno”.

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