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Le vite dei manager

21 ottobre 2014

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Data di pubblicazione: 21 ottobre 2014
La giusta carriera a tutte le età.

Con la crisi in atto, le dinamiche del mercato globalizzato e l’evoluzione delle nuove tecnologie, la crescita lavorativa è sempre meno scontata.

Oggi le stagioni di un manager, parafrasando quelle meteorologiche, non sono più quelle di una volta.

Ecco allora qualche consiglio per affrontare serenamente ogni step della carriera adottando strategie vincenti.

Diventare manager trentenni

Avere 30 anni è un vantaggio, se si ha grinta e voglia di crescere, anche se i dubbi e i timori legati a una scelta professionale sono tanti. In Italia sono pochi i giovani dirigenti in “zone alte” e forse anche questo riduce la competitività delle nostre aziende. Ma il trend sta cambiando e, in linea con i paesi anglosassoni, l’ascesa avviene intorno a 30/35 anni. Oggi le aziende vogliono lanciare giovani promettenti e curiosi. Si richiede cultura (laurea e master) ma soprattutto entusiasmo e massima dedizione. Chi ha questi requisiti può ambire a posizioni importanti anche in età “acerba”.

Manager tra 40 e 50 anni

Siamo ancora negli anni ruggenti, ma la parola d’ordine è flessibilità. A 40 o 50 anni si può dare un impulso alla carriera puntando al ruolo di temporary manager. Un professionista oggi molto richiesto perché risponde a nuove esigenze aziendali. L’importante è presentarsi con la giusta motivazione e idee innovative.

E a sessant’anni?

A quest’età non si può dormire sugli allori. È vero che i primi posti per longevità in Italia sono di banchieri e vescovi con 67 anni in media, ma non è il caso di manager privati. Si può essere sbalzati da giovani rampanti e accettare un triste scivolo verso la pensione o peggio. Allora proviamo a vivere una “seconda giovinezza”, con nuove energie mentali: guardiamoci intorno verso obiettivi diversi senza preoccuparci dell’”uscita di scena”.

Persone di successo

Ma qual è il segreto per vivere serenamente il lavoro a ogni età? La prima risposta è la motivazione: chi non ne ha difficilmente cresce.

La strategia migliore è puntare sullo sviluppo personale e sul cambiamento, modificando il proprio punto di vista migliorando i punti di forza e ribaltando quelli di debolezza.

Anche le aziende possono fare molto per agevolare i propri manager a rinnovarsi nel tempo attraverso diversi strumenti. Uno tra tutti: il coaching.

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