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Fare l’Erasmus, tutto di guadagnato

15 luglio 2014

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Mentalità più aperta, più opportunità di lavoro e anche salari più alti.

Non importa dove, né quando, e nemmeno con quali risultati in termini di esami superati. I mesi dell’Erasmus rappresentano comunque per uno studente universitario un’esperienza di vita indimenticabile, dove formazione significa capacità di adattamento, apertura mentale, confronto con altre culture, la volontà di mettersi in gioco in un paese straniero, di superare i propri limiti, imparare a gestire, lontani da casa, le proprie responsabilità e la propria libertà.

Sono questi i fattori che, oltre alle competenze professionali, le società di recruiting ritengono strategici nella scelta di un manager, e non è un caso se - da una ricerca promossa dalla Commissione Europea e dal ministero dell'Istruzione - il 78% dei direttori delle risorse umane, a parità di titoli e meriti, tra due candidati preferisce quello che può certificare un'esperienza Erasmus.    

Fare un’esperienza di studio all’estero aiuta così a trovare lavoro, come indicato anche da una recente indagine Almalaurea, dove a cinque anni dalla laurea, l’89,1% degli Erasmus ha trovato lavoro contro l’84,9% di chi è rimasto sempre in Italia.

Ma i dati più significativi sono quelli raccolti dalla Johannes Kepler Universität di Linz. L’università austriaca ha condotto una ricerca comparando due gruppi di oltre 500 studenti, il primo con esperienze di studio all’estero, il secondo privo di tale esperienza.

È emerso che il primo gruppo, oltre ad avere maggiori competenze linguistiche, si è dimostrato molto più incline a lavorare all’estero (17,4% vs 4,6%) e che a distanza di 9 anni dal conseguimento della laurea riesce a strappare, in media, 1.200 euro in più, rispetto al gruppo di coetanei che ha studiato solo nella propria università.

Si tratta di una differenza sostanziale che, secondo l’indagine, si materializza nel lungo periodo, a causa di speciali social skill che prescindono dal percorso di studi, come ad esempio: una maggiore pazienza con i propri colleghi; la capacità di interagire e di guadagnare la fiducia degli altri, soprattutto di chi ha una cultura differente; la capacità di pensare out of the box anche nell’individuare le strategie migliori per cercare e trovare lavoro.

La ricerca dimostra inoltre che il beneficio è maggiore quanto più è lunga l’esperienza all’estero, rivelandosi molto più debole per periodi inferiori ai 6 mesi. Meglio dunque laurearsi con qualche mese di ritardo piuttosto che rinunciare a un’esperienza che può farvi guadagnare molto di più, in tutti i sensi.

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