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Un nuovo modello di business per le olimpiadi?

19 agosto 2016

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Passano le edizioni, ma i Giochi Olimpici non sembrano invecchiare. Anzi, dal punto di vista mediatico si confermano sempre più un format dal successo entusiasmante: grazie alla tecnologia, il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico ai giochi di Rio non hanno conosciuto limiti. Ci sono però dei punti su cui si può migliorare, primo tra tutti la sostenibilità.

Dal 1896 a oggi, i Giochi Olimpici sono stati ospitati da un Paese diverso per ogni edizione. Una scelta che il suo fondatore - il barone Pierre de Coubertin – ritenne fondamentale per far conoscere la manifestazione a un pubblico più ampio possibile, seguendo la stessa logica dell’Esposizione Universale (EXPO). 
Creare un evento sportivo itinerante fu sicuramente un’intuizione vincente eppure la sua sostenibilità economica venne messa subito in discussione, fin dalle prime Olimpiadi quando Re Giorgio I di Grecia chiese agli organizzatori di continuare a tenere i giochi ad Atene per non sprecare le risorse spese nella costruzione degli impianti e delle varie infrastrutture. La risposta, ovviamente, fu negativa. 
Ma se a quel tempo i plus del “rotation model” erano superiori agli svantaggi, oggi lo scenario potrebbe essere cambiato, anche grazie alla tv e internet che ci permettono di assistere in diretta a qualsiasi competizione godendo di una esperienza di altissimo livello. 

Il modello a rotazione. 

Quello di oggi assomiglia a tutti gli effetti a un franchising, dove il Comitato Olimpico vende i diritti della manifestazione al Paese ospitante, alle emittenti televisive e agli sponsor. Per quanto riguarda questi ultimi la domanda è sempre altissima, in quanto l’evento registra sempre un record di ascolti​, garantendo alle aziende una ampia visibilità e un ottimo ritorno in termini pubblicitari. 
La convenienza economica per il Paese ospitante, invece, non è poi così scontata. Da una parte ci sono i finanziamenti, i turisti e tutto l’indotto della manifestazione che può portare fama e ricchezza alla città. Dall’altra, c’è un contratto che impone al comitato ospitante di farsi carico di eventuali costi extra, e la difficoltà di gestire l’evento in maniera socialmente, ecologicamente ed economicamente responsabile. Prova ne sono le polemiche avvenute anche in questa Olimpiade di Rio 2016 e quelle che puntualmente accompagnano la candidatura di questa o quella metropoli, come l’acceso dibattito su Roma 2024

Il modello con sede permanente.  

In una recente intervista, Chris Dempsey - economista e fondatore del comitato per la candidatura ai giochi di Boston 2024 – ha indicato un nuovo possibile modello: scegliere per le Olimpiadi una sede permanente o un numero limitato di sedi semipermanenti. In questo modo si potrebbero generare gli stessi profitti di oggi ottimizzando al meglio i costi e le risorse impiegate per la costruzione degli impianti e delle infrastrutture. Del resto, se cambiare ogni 4 anni il paese ospitante ha il suo fascino, è anche vero che ad ogni edizione cala il numero di partecipanti live alle varie competizioni. 
Secondo Dempsey, con questo nuovo modello, il brand Olympic Games ne uscirebbe rafforzato - evitando le polemiche sugli sprechi emersi anche in questi Giochi di Rio 2016 – e le Olimpiadi si potrebbero trasformare da un semplice franchising a un vero e proprio business, dove l’IOC (International Olympic Commitee) anziché limitarsi a coordinare e a scegliere il Paese ospitante potrebbe gestire l’evento in tutto e per tutto. 
Chissà, magari il barone Pierre de Coubertin oggi sarebbe d’accordo con lui. 
 

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