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Milano-Londra, tra famiglia e opportunità

20 aprile 2016

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Intervista ad Andrea Fedeli, giovane digital product manager con alle spalle già diverse esperienze in società multinazionali tra Italia e UK. Siamo andati a trovarlo per parlare delle differenze lavorative tra i due paesi, del suo ritorno a Milano dopo la nascita di sua figlia e della sua nuova ricerca di lavoro, qui dove la sua figura è ancora considerata “sperimentale”.

Ciao Andrea, ci puoi raccontare a grandi linee la tua job description?

Sono un Product Manager di prodotti digitali (siti, applicazioni mobile, ma potenzialmente qualsiasi prodotto utilizzato su un device digitale). In sintesi si tratta di gestire questi prodotti dall’ideazione fino al lancio sul mercato. Sono necessarie competenze tecnologiche di base, ma non è un lavoro tecnico - io infatti sono laureato in Relazioni Pubbliche allo IULM e ho conseguito un MBA all’Imperial College London.

Sappiamo che hai lavorato per la stessa multinazionale a Milano e a Londra. Quali sono le differenze principali tra le due realtà?

Lavorando per un’azienda americana con una forte cultura interna, il passaggio da Milano a Londra è stato relativamente semplice, anche se le differenze esistono. In UK c’è sicuramente più flessibilità e si presta maggiore importanza ai risultati più che al tempo passato in ufficio.

Ricordo il primo giorno in UK. Avevo bisogno di un permesso e ho coinvolto mezzo ufficio per capire dove prendere il modulo. Poi ho capito che bastava avvisare il capo, anche a voce, ed essere sicuri di completare il lavoro in tempo.

L’altra differenza importante è la voglia di crescere ed evolvere, individualmente e come azienda, più che la difesa della posizione raggiunta. In UK ogni giorno hai un nuovo stimolo per dare il 100%, perché è più facile veder realizzate le proprie idee e ricevere promozioni anche ravvicinate.

È difficile per un manager italiano abituarsi ai metodi di lavoro british?

In realtà è stato semplice abituarsi a metodi di lavoro, a mio parere, più efficienti e meritocratici. Forse è più complesso abituarsi alle dinamiche sociali dell’ufficio, come la pausa pranzo alla scrivania, tipicamente inglese. Nei primi tempi, mi ha aiutato molto la presenza di altri italiani in azienda (e anche una gastronomia italiana a 100 metri dall’ufficio…).

Riguardo allo stile di vita, com’è stato vivere la città con tua moglie e una bambina piccola (mentre parliamo, Andrea sta giocando con sua figlia Emma di 2 anni)?

Ecco, la nascita di mia figlia è stato lo spartiacque tra le mie due fasi dell’esperienza a Londra, quella da coppia e quella da famiglia.

La vita di coppia era molto divertente: lo stipendio garantiva la possibilità di uscire a cena anche più di una volta a settimana e di viaggiare in continuazione.

La vita da famiglia è ben diversa, anche in UK. Sebbene i servizi per la famiglia siano pressoché gli stessi che in Italia (asili, scuole, babysitter, etc), i costi sono più elevati e la mancanza di una famiglia vicina rende la vita con i figli più complicata. La presenza dei nonni a Milano è stato il fattore più importante nella scelta di tornare in Italia.

È difficile ora cercare lavoro in Italia come digital product manager?

Purtroppo in Italia è una figura ancora poco affermata. I prodotti digital sono spesso sviluppati all’estero (se pensate alle applicazioni utilizzate ogni giorno sullo smartphone vi accorgerete che sono poche quelle italiane). In Italia non esiste una forte tradizione di product manager, mentre sono molto ricercati i profili più tecnici come i programmatori o i designer. La mia strategia è stata quella di allargare lo spettro di lavori a cui candidarmi. Avere un MBA mi dovrebbe aiutare a “vendermi” per altri tipi di ruoli.

Rispetto a Londra, esiste anche un problema di scarsa retribuzione?

Il problema principale è la mancanza di opportunità: per la mia funzione a Milano ci sono semplicemente meno lavori disponibili che a Londra. In UK profili come il mio sono molto ricercati e quindi retribuiti di più. Solo nella scorsa settimana sono stato contattato da tre head hunter di Londra, e tutto senza aver attivamente cercato opportunità.

Credo inoltre che in un mercato del lavoro che si basa molto sulla fiducia e sulle relazioni la mia mancanza dall’Italia negli ultimi 5 anni mi abbia in un certo senso escluso da alcune opportunità presenti. Sto infatti lavorando molto nel riallacciare i rapporti con tutti i professionisti del settore.

Grazie Andrea per la tua testimonianza e in bocca al lupo da In Job, ovunque ti porti la tua ricerca!

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