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L'intelligenza emotiva

07 novembre 2017

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Abbiamo due menti, una che pensa, l’altra che sente. Queste due modalità della conoscenza, così fondamentalmente diverse, interagiscono per costruire la nostra vita mentale.

Esattamente in questo consiste la cosiddetta Intelligenza Emotiva, ciò che gli psicologi Peter Salovey e John Mayer definirono “quella capacità di monitorare le sensazioni proprie e altrui, discriminando tra i vari tipi di emozioni”.

Come capire quanto è sviluppata?

Per rispondere a questa domanda, bisogna riuscire a scavare dentro i propri sentimenti e saperli interpretare. Si può iniziare ponendosi delle semplici ma efficaci domande: riesco a lavorare insieme ad altre persone? Riesco a dominare i miei stati d’animo o vengo completamente stravolto da essi? Posso essere un leader? Posso riuscire ad orientare le persone?

Già in questi iniziali quesiti risiede la capacità del singolo di mettersi alla prova, di guardarsi allo specchio ed interrogarsi.

Può il Quoziente Emotivo sovrastare o soverchiare il QI? O forse è più giusto trovare un punto di incontro e di equilibrio tra loro?

 

Mayer e Salovey rispondono a questa domanda definendo il QE come la capacità di accedere alle emozioni  e saperle generare per sostenere il pensiero razionale in favore di una crescita intellettiva ed emotiva.

 

 

Questa skill come può essere spendibile in ambito lavorativo?

In ufficio aiuta ad orientare le persone e i propri bisogni, ad essere abile nel public speaking e nel team coaching, a controllare impulsi e stati d’animo, a trainare con empatia il gruppo di lavoro, ad essere catalizzatore di Intelligenza Emotiva.

Daniel Goleman, psicologo esperto in questo ambito, fornisce uno strumento aggiuntivo per completare l’utilizzo di questo tratto in modo utile, cioè i cinque pilastri su cui si fonda questa teoria: consapevolezza, padronanza di sé, motivazione, empatia ed abilità nelle relazioni interpersonali.  

I leader dovrebbero possedere ciascuna di questa abilità e saperle orientare e canalizzare per raggiungere i propri traguardi, di qualsiasi entità o importanza essi siano.

La scienza delle emozioni è un utilissimo mezzo per dimostrare quanto noi umani siamo fragili e alla mercé dei nostri stati emozionali, proprio perché dotati di cuore, quella cosa che ci differenzia da qualsiasi altro essere riprodotto digitalmente.

Siamo tutti alla ricerca di una conferma, di qualsivoglia natura essa sia: emotiva, affettiva, professionale. Siamo persone legate allo stesso filo conduttore: stare bene con se stessi e con gli altri. Riuscire a sfruttare al meglio le proprie capacità e saper canalizzare i sentimenti nel lavoro per orientarle verso un traguardo, è tutt’altro che semplice e richiede coraggio, tenacia, grinta e volontà.

In Job a dicembre offrirà a 12 professionisti la possibilità di partecipare al corso “ Sviluppo dell’Intelligenza Emotiva al servizio della leadership”, tenuto dal Professor Fabio Iseppato presso il Career Center di Verona.
Per qualsiasi informazione, scrivere a: formazione@injob.com

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