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E tu, manager, di che generazione sei?

26 luglio 2016

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Baby Boomers, Generazione X e Millennials. Sentiamo spesso citare queste definizioni ma forse in pochi ne conoscono esattamente il significato. Scopriamo insieme i loro profili e mettiamoli a confronto, anche per capire come conciliare in azienda le loro diverse esigenze.

 

Baby Boomers

Sono i nati dal 1946 al 1964, ovvero chi oggi ha tra i 52 e i 70 anni. I Baby Boomers sono i figli del boom demografico seguito al boom economico del secondo dopoguerra, di quando c’era tanto lavoro e si guadagnava abbastanza per risparmiare e comprarsi magari una seconda casa. Vengono spesso definiti come: assertivi, disinvolti, ambiziosi. Escludendo i pensionati, la maggioranza di coloro che ha seguito una carriera manageriale, ricopre ancora in azienda un ruolo di prestigio, anche se nell’ultimo periodo ha dovuto fare i conti con la crisi economica, la deindustrializzazione, l’era digitale. Il mondo in cui sono cresciuti è cambiato radicalmente, assumendo nuove forme e modelli. Stare al passo coi tempi non è facile, ma i Baby Boomers hanno dalla loro l’esperienza e un carattere deciso.

 

Generazione X

Appartengono alla Generazione X i nati tra 1965 e il 1980, che quest’anno compiono tra i 36 e i 51 anni. Sono quelli che da giovanissimi hanno visto cadere il muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Ingiustamente etichettati come apatici, insicuri e un po’ fannulloni, la realtà è che dopo una quantità invidiabile di lauree e master conseguiti, la Generazione X ha dovuto fare i conti con un mercato del lavoro iper competitivo, retribuzioni in discesa e l’eredità di un debito pubblico in continuo aumento (in Italia e non solo). Nonostante tutto, sono loro gli artefici del boom di internet e di un approccio più creativo al mondo del lavoro. Chi ora ha raggiunto posizioni manageriali importanti sta vivendo il cuore della propria carriera, e può essere certo di esserselo meritato.

 

Millennials

Definiti anche come Generazione Y o Net Generation, per loro non esiste un periodo preciso di riferimento, ma in generale sono i ragazzi nati intorno all’inizio del nuovo millennio. I Millennials sono giovani cresciuti in un mondo tecnologico, digitale, dove oltre all’insegnamento della scuola e della famiglia si sono affiancati YouTube, i social network e Wikipedia. Considerati a volte troppo impazienti, distratti, individualisti, i Millennials hanno scoperto un mondo del lavoro se possibile ancora più ostico del precedente, ma con un orizzonte che, grazie alla globalizzazione, supera i confini nazionali per estendersi all’Europa e al mondo. I giovani manager di questa generazione hanno dalla loro parte un forte entusiasmo e dinamismo, oltre all’indubbio vantaggio di essere cresciuti con uno smartphone in mano.

 

Come conciliare le diverse esigenze?

Gestire il passaggio generazionale è da sempre uno dei grandi interrogativi sia delle aziende che delle istituzioni. Tra teorie ed esperimenti pratici portati avanti in diversi paesi, la verità è che non sembra esserci una ricetta magica ma piuttosto una serie di azioni specifiche per ogni realtà, da condurre nel medio lungo periodo, in grado di unire gli interessi di generazioni apparentemente contrapposte. Politiche di activeaging, incentivi all’assunzione dei giovani, programmi motivazionali, di formazione e di aggiornamento, retribuzioni maggiormente legate alla produttività, ma soprattutto azioni che possano favorire il trasferimento di conoscenze, valori, motivazioni e competenze tra le diverse categorie. Uno scambio non unilaterale ma bilaterale, dove tutti possano sentirsi arricchiti da questa esperienza. Una sfida difficile che però ogni azienda dovrà intraprendere per guardare con fiducia al futuro.

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