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La flessibilità fa bene a tutti

08 luglio 2014

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Data di pubblicazione: 08 luglio 2014
Lavoratori più felici e aziende più performanti. Lo dicono i dati. 

Gestire il proprio tempo in autonomia, conciliare impegni familiari e lavorativi, legare la retribuzione ai risultati, lavorare via web, da casa o dall’altra parte del mondo. Sono tutte forme di flessibilità che in Italia vengono spesso associate a un indice di crisi dell’offerta, a posizioni di basso profilo o a una diminuzione delle performance aziendali, nella convinzione che il presenzialismo sia tuttora il fattore determinate per valutare una prestazione di lavoro, più importante anche degli effettivi risultati ottenuti.

Eppure Simona Cuomo e Adele Mapelli - due docenti della SDA Bocconi School of Management - nel loro libro La flessibilità paga, parlano di un’altra realtà, dove invece vige la logica del “win-win”. In una organizzazione flessibile, vince l’azienda che aumenta la propria produttività e responsabilizza i suoi collaboratori, e vince il lavoratore, più libero, soddisfatto e in salute.  

Le statistiche parlano chiaro.

Secondo due recenti analisi condotte da Eurofound e dall’osservatorio sul Diversity Management, le aziende che operano seguendo una logica di elevata flessibilità spazio-temporale nei confronti delle loro “risorse umane” e che fanno ricorso a un modello di retribuzione legato alle performance, sono quelle che riescono a ottenere risultati migliori rispetto alla concorrenza, sia in termini di fatturato sia di engagement del lavoratore. Ma la ricerca delle due docenti mette in discussione anche l’equazione: più ore di lavoro uguale maggiore produttività. In Italia il numero delle ore lavorative (calcolate in base annua) è superiore alle medie europee, mentre il valore di produttività è inferiore alle media EU-15 e EU-25. Chiaro segnale di come la logica “tempo = denaro” vada quantomeno rivista.

E all’estero chi è il più flessibile?

A seguito di un’analisi condotta su un totale di 21.000 imprese, in Europa le imprese che offrono un modello di flessibilità avanzato – sia per quanto concerne le diffusione, sia per il grado di “personalizzazione” degli schemi lavorativi – sono la Finlandia e la Svezia. E sono gli stessi paesi che registrano il più alto grado di soddisfazione dei lavoratori rispetto al proprio orario di lavoro, contro i livelli bassissimi dei paesi mediterranei. Sintomo che anche in Italia è arrivato davvero il momento di superare qualche tabù.  

Spazio alla flessibilità, anche in ufficio. 

Lo stesso ambiente di lavoro può favorire questa nuova tendenza attraverso uffici flessibili capaci di integrare le esigenze del singolo con quelle del team, responsabilità individuali e condivisione degli obiettivi. Una filosofia anglosassone che In Job ha sposato in pieno costruendo il suo Career Center con un mix di spazi riservati, open-space, lounge bar e sale riunioni trasparenti dotate delle ultime tecnologie di Voip e videoconferenza. Uffici flessibili dove anche le postazioni di lavoro cambiano periodicamente per favorire al massimo la diffusione della conoscenza.

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