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Export in Russia, tempi difficili

30 giugno 2015

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Data di pubblicazione: 30 giugno 2015
Sanzioni economiche, rublo debole, recessione e incertezze sul domani. Con la crisi Ucraina, la Russia sta attraversando un momento piuttosto complicato e gli export manager italiani che guardano a est sono seriamente preoccupati per il futuro del proprio business. Vediamo perché.

Da sempre la Russia rappresenta per le aziende italiane uno dei principali mercati dell’Export, con una popolazione di quasi 150 milioni di persone, un territorio gigantesco, una forte urgenza di tecnologia e una classe di ricchi agiati attratti dalla “dolce Vita” del Bel Paese e l’alta qualità dei prodotti made in Italy.

Il 2013 è stato l’anno d’oro per l’Italia con 10,8 miliardi di euro di esportazioni. Una cifra scesa a 9,5 l’anno scorso e oggi in caduta libera. Alcune previsioni parlano di 7 miliardi per il 2015, e sono quelle più ottimiste.

Perché? Colpa delle contro-sanzioni di Putin?

Sebbene il tema sia molto di attualità, l'embargo russo verso il cibo (frutta, vegetali, carne, pesce, latte, etc) importato da Stati Uniti ed Unione Europea ha avuto molto più impatto su nazioni come la Polonia, la Finlandia e la Lituania che hanno un business agroalimentare ben più radicato di noi in Russia. L’agroalimentare italiano vale appena l’1% sul totale esportato a Mosca e per quanto possa far male che ora, al posto della frutta italiana, sui banchi dei supermercati ci siano i prodotti turchi, questo non ha colpito più di tanto l’economia italiana.

Le nostre esportazioni si basano su tessile, abbigliamento, arredamento, oreficeria, e soprattutto macchine e apparecchi meccanici.

A preoccupare i nostri manager è più il quadro generale della situazione, in cui si accavallano tanti fattori diversi: recessione economica, caduta dei prezzi del petrolio, rublo debole, restrizioni all’investimento e limitazioni degli strumenti finanziari. Per molti imprenditori ad esempio è diventato difficile riscuotere un credito verso un debitore russo presso una banca italiana. Ora dovrebbe rivolgersi a un istituto russo ma la cosa non è affatto semplice.

Si è quindi interrotta quella semplificazione burocratica che era stata portata avanti negli ultimi anni sul fronte giudiziario e della pubblica amministrazione, e che aveva dato origine al boom del 2013.

Se questi aspetti sono comunque legati a logiche di breve-medio periodo, esiste poi una tendenza di lungo periodo della Russia a diventare autosufficiente su tanti settori rafforzando la produzione interna, così come avvenuto nel Duemila per il mondo dell’auto quando è stato reso praticamente impossibile importare “auto finite” per favorire l’assemblaggio in Russia.

Anche quando termineranno le sanzioni si preannunciano dunque tempi difficili per le aziende italiane. L’unica strada per continuare a essere indispensabili sarà quella di progredire ogni giorno sulla strada dell’eccellenza e dell’innovazione.

A proposito di Est, In Job ora ha una posizione aperta proprio come export area manager nelle regioni di Russia, Cina ed Est Europa. Se ti piacciono le sfide difficili questo è il momento ideale per candidarti.

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