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Emoticon e punteggiatura nei messaggi di lavoro. Istruzioni per l’uso

14 marzo 2016

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Negli ultimi anni, l’evoluzione di internet ha modificato radicalmente il nostro linguaggio testuale. Scriviamo di più, messaggi estremamente sintetici e più informali rispetto a un tempo. Questo riguarda la vita di tutti i giorni di un manager ma anche la sua sfera lavorativa - tra email, sms, chat di skype - perché con colleghi e clienti ormai si comunica ovunque, persino su whatsapp. In questo contesto, si usa molta meno punteggiatura e quella che rimane acquista ancora più importanza, così come altri segni grafici tipici del nuovo millennio. Da In Job, ecco alcuni consigli su come gestirli.

Emoticon :) 

Alcune aziende hanno provato a proibirle ai propri dipendenti, ma con l’unico risultato di aumentare la voglia di usarle. Le emoticon sono una scorciatoia per esprimere emozioni che non si è in grado di rappresentare attraverso la parola scritta, ma data la velocità e quantità dello scambio di email nelle relazioni professionali di oggi, risultano a volte indispensabili. Una “faccina” felice :) può ammorbidire un rimprovero, un occhiolino ;) può aumentare la complicità. È il famoso linguaggio non verbale, da usare sì ma solo con colleghi o clienti di media/lunga data, con cui si è instaurato anche un rapporto di fiducia o amicizia.

Punti esclamativi!

C’è chi li odia e chi non può farne a meno. Usarne molti ci fa sembrare degli esagitati, non utilizzarli rischia di farci apparire come snob. Oggi il punto esclamativo ha acquisito nuovi significati. Paradossalmente scrivere a un cliente moroso “ricordati del pagamento!” rende il messaggio più soft rispetto alla stessa frase con il semplice punto. In generale, il punto esclamativo ispira amicizia, positività, freschezza, voglia di fare. Chi chiude con il punto appare più professionale, sobrio, serio, razionale. Anche in questo caso la parola d’ordine è moderazione. In ogni messaggio di lavoro avete al massimo 1 punto esclamativo da giocarvi. Il giusto equilibrio per essere friendly senza perdere in professionalità.

Puntini

Innanzitutto chiariamo un aspetto: i puntini di sospensione sono tre e non cinque, dieci o venti. E il loro valore non è logico ma prettamente emotivo o psicologico. Si usano per sospendere, alludere, lasciare nel vago, prendere tempo, o ancora per reticenza, timidezza, paura. Va da sé che in un qualsiasi messaggio di lavoro, dove è bene essere chiari, diretti, esplicativi, è raro che possano trovare spazio i puntini. Tra tutti i segni di punteggiatura oggi di moda, sono quelli più pericolosi dal punto di vista professionale, quindi: massima attenzione.

E voi, come scrivete? Quali sono i segni che utilizzate di più?

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