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06 aprile 2016

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Data di pubblicazione: 06 aprile 2016
Nonostante le campagne antifumo e le continue restrizioni, sono tanti i lavoratori in Italia che continuano a fumare. Mentre alcune indagini pongono il quesito se esista anche un problema di produttività, le aziende si domandano che tipo di strategia attuare. Come difendere la salute dei dipendenti e del business aziendale senza creare malintesi con i colleghi fumatori?

Se negli ultimi anni anche le compagnie americane di tabacco hanno vietato ai propri dipendenti la possibilità di fumare dentro gli uffici, vuol dire che davvero il vento è cambiato. Da quest'anno in Italia le recenti normative estendono i divieti alle aree adiacenti agli ospedali e in auto se sono presenti minorenni. Il costo delle sigarette è in continuo aumento, i pacchetti sempre meno invitanti, i problemi alla salute sempre più evidenti, eppure sono tanti i colleghi fumatori che non vogliono o non riescono a smettere.

Per un manager la questione riguarda sia la salute del proprio team - anche per i noti problemi del fumo passivo - sia la produttività, visto che le statistiche insinuano il dubbio di come tutte quelle ore passate a fumare in cortile o in sala fumatori possano avere alla fine dell’anno un peso non indifferente.

In Danimarca addirittura si propone di istituire la pausa sigaretta a pagamento, decurtando dallo stipendio del lavoratore il tempo trascorso a fumare. Ma strategie così aggressive rischiano di infastidire i collaboratori e di allontanare dall’azienda risorse preziose.

Negli ultimi anni, diverse realtà hanno avviato progetti e politiche antifumo per creare un percorso comune verso un’azienda smoke free. Si inizia da un gruppo di lavoro aziendale che valuta la situazione esistente. Si sceglie se istituire un divieto assoluto o parziale stilando un regolamento e un preciso piano di azione, per poi attuarlo anche attraverso programmi di supporto ai dipendenti fumatori.

Materiali di auto-aiuto, sedute mediche, corsi e terapie individuali o di gruppo. Sono tanti gli incentivi che un’azienda può mettere in campo per stimolare i propri dipendenti fumatori a smettere. Un impegno che può dare all’impresa molti più benefici di quelli attesi, perché il vizio del fumo è spesso relazionato allo stress lavorativo. Occuparsi della salute dei propri dipendenti può diventare così un modo per migliorare la salute del proprio business. Ma esiste comunque una corrente di pensiero che ritiene sia una impropria invadenza.

E la sigaretta elettronica?

In Italia, in base a un parere formale dell’Istituto Superiore della Sanità del 2012, le sigarette elettroniche vengono considerate fuori dal campo di applicazione delle Direttive Comunitarie antifumo in quanto non contengono tabacco. Messa così sembrerebbe quasi un nulla osta nei confronti delle bionde elettroniche, ma la situazione è più complessa.

Una Commissione ministeriale ha infatti specificato che il datore di lavoro ha la piena facoltà di vietare lutilizzo di sigarette elettroniche nella sua azienda e, nel caso invece voglia dare il via libera, deve assicurarsi che questo non arrechi danni alla salute degli altri dipendenti, predisponendo ad esempio adeguati impianti di areazione. Cosa significa? In pratica, lazienda che consente di svapare si assume anche il rischio di eventuali cause legali. Un’ottima scusa per estendere il divieto anche alle sigarette elettroniche.

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